Un braccio viene approssimato all macchina, il sistema individua una vena, verifica che non si tratti di un’arteria, posiziona l’ago, effettua il prelievo, riempie le provette necessarie e, terminata la procedura, applica anche il cerotto.
Non è più un prototipo da laboratorio.
Si chiama Aletta ed è un dispositivo robotico autonomo per il prelievo di sangue sviluppato dalla società olandese Vitestro. Nell’agosto 2026 ha raggiunto un traguardo particolarmente significativo: la Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato il dispositivo attraverso la procedura De Novo, definendolo il primo apparecchio robotico autonomo di questo tipo autorizzato negli Stati Uniti.
La novità non consiste semplicemente nell’utilizzare un robot per aiutare un infermiere a trovare una vena. Aletta è progettata per eseguire autonomamente l’intera procedura di prelievo, pur lavorando sotto la supervisione di personale qualificato.
Come fa un robot a trovare una vena
Il problema tecnologicamente più interessante è proprio quello che, per un essere umano esperto, sembra quasi banale: scegliere dove inserire l’ago.
Le vene non sono tutte uguali. Possono trovarsi a profondità differenti, essere poco visibili, avere diametro ridotto o risultare difficili da raggiungere. Età, caratteristiche anatomiche e condizioni del paziente possono rendere il prelievo più complesso.
La robotica applicata cerca quindi di trasformare una procedura fortemente dipendente dall’esperienza dell’operatore in una sequenza misurabile attraverso sensori, immagini e algoritmi.
Aletta utilizza diverse tecnologie di imaging, tra cui infrarosso vicino, ultrasuoni ed ecografia Doppler. Il sistema ricostruisce così le caratteristiche dei vasi sanguigni e seleziona una vena adatta al prelievo. Il Doppler contribuisce inoltre a distinguere una vena da un’arteria.
Una volta individuato il bersaglio, entra in funzione il sistema robotico che controlla il posizionamento e l’inserimento dell’ago.
Si tratta, in sostanza, dell’incontro di quattro tecnologie:
- diagnostica per immagini;
- algoritmi di elaborazione;
- intelligenza artificiale;
- robotica di precisione.
Il produttore dichiara un posizionamento dell’ago con precisione submillimetrica.
Non si limita a inserire l’ago
L’aspetto forse più interessante è che l’automazione non termina quando l’ago raggiunge la vena.
Il dispositivo è stato progettato per gestire l’intero processo: applicazione del laccio emostatico, individuazione della vena, inserimento dell’ago, raccolta del sangue, sostituzione e movimentazione delle provette e applicazione finale del cerotto.
Aletta automatizza principalmente la fase che precede il laboratorio: ottenere correttamente il campione biologico. Una volta raccolte, le provette possono entrare nei normali sistemi automatizzati dei laboratori di analisi.
L’obiettivo più ampio è però evidente: collegare progressivamente l’automazione del prelievo all’automazione già presente nei laboratori.
Quanto è preciso?
Una tecnologia che inserisce autonomamente un ago nel corpo umano deve inevitabilmente essere valutata su parametri molto più rigorosi di quelli richiesti a un normale robot industriale.
Vitestro riferisce che gli studi clinici hanno coinvolto migliaia di pazienti. I dati più recenti pubblicizzati dall’azienda indicano un 94,5% di successo al primo tentativo.
Il progetto europeo dedicato alla tecnologia riferiva già nel 2025 che oltre 2.500 pazienti avevano provato il sistema e che tasso di successo al primo tentativo, accettazione degli utenti ed emolisi risultavano comparabili a quelli osservati con il prelievo effettuato da personale sanitario. (Cordis)
Già nel 2020 un gruppo della Rutgers University aveva pubblicato i risultati di uno studio clinico su un sistema robotizzato per il prelievo. Su 31 partecipanti il dispositivo aveva raggiunto un successo complessivo dell’87%, salito al 97% nei 25 pazienti con vene considerate facilmente accessibili. (Rutgers University)
Ancora prima, nel 2015, ricercatori della stessa università avevano descritto un robot guidato da immagini a sette gradi di libertà, capace di combinare infrarosso vicino e ultrasuoni e di raggiungere precisioni inferiori al millimetro nei test sperimentali.
Aletta rappresenta quindi il passaggio da anni di ricerca sulla venipuntura robotizzata a un dispositivo arrivato alla fase regolatoria e commerciale.
L’intelligenza artificiale entra anche nelle procedure manuali
Quando si parla di intelligenza artificiale in medicina si pensa soprattutto all’interpretazione delle immagini radiologiche, all’analisi dei dati clinici o ai sistemi di supporto diagnostico.
La robotica medica mostra un’altra direzione. L’IA può essere collegata a sensori e attuatori e quindi trasformare l’elaborazione delle informazioni in un’azione fisica sul mondo reale.
Un algoritmo non si limita più a suggerire dove potrebbe trovarsi una vena: il sistema utilizza quell’informazione per guidare un dispositivo meccanico che posiziona realmente un ago.
È il passaggio dalla semplice intelligenza artificiale software alla cosiddetta physical AI, l’intelligenza artificiale incorporata nelle macchine.
Industria, logistica e trasporti stanno seguendo da tempo questa strada. La sanità presenta ostacoli regolatori e di sicurezza molto maggiori, perché l’ambiente nel quale opera il robot non è una catena di montaggio, ma il corpo umano.
Perché automatizzare proprio i prelievi
Il prelievo ematico è una procedura apparentemente semplice ma è una delle attività sanitarie più ripetute: ogni giorno ospedali, ambulatori e laboratori devono gestire un numero elevatissimo di pazienti che necessitano di esami.
Il modello operativo autorizzato negli Stati Uniti non prevede l’assenza totale dell’essere umano. Aletta deve essere utilizzata sotto la supervisione di una persona formata.
La differenza è nel rapporto tra operatore e macchina.
Secondo la FDA, un infermiere può supervisionare fino a tre dispositivi Aletta contemporaneamente.
È un particolare tutt’altro che secondario.
L’automazione non consiste semplicemente nel sostituire la mano che tiene l’ago.
Cambia l’organizzazione del lavoro: un professionista può passare dall’esecuzione materiale e sequenziale dei singoli prelievi alla supervisione contemporanea di più procedure automatizzate.
Va da se comprendere che il personale necessario sarà sicuramente inferiore con l’ausilio di Aletta
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